E come promesso, eccomi qua a condividere con voi l'esperienza della spesa alimentare.
Solitamente a questo momento mistico ci si avvicina (per noi povere lavoratrici compulsive) la sera tardi o nel fine settimana, e si cerca di scegliere quei giorni o quegli orari nei quali l'incursione in un supermercato ha conseguenze di portata contenuta. Eh gia', perche' addentrarsi in quei luoghi di perdizione al sabato, intorno alle ore 16, ha delle controindicazioni che neanche un ordigno nucleare riporta sulla sua bella etichetta.
Si entra armate delle migliori intenzioni e di una minuscola lista buttata giu' velocemente a matita sulla linguetta di una busta di 10*15. Il tutto e' scritto in caratteri lillipuziani, anche perche' gli articoli sono 750 (sono passati 96 giorni dall'ultima volta che abbiamo avuto il coraggio di andare a fare la spesa) e lo spazio e' risicato anche per un miniaturista provetto.
Si inizia sempre a fare un giro in quelle corsie dove gia' sappiamo che non ci serve niente, ma ci andiamo lo stesso perche' puo' esserci sfuggita qualcosa, e magicamente qualcosa era sfuggita davvero, e mentre ci avviamo verso il reparto alimentari ci ritroviamo nel carrello 12 ciotole di terracotta con candele alla citronella (non abbiamo neanche il balcone!!), una confezione di mollette da bucato a forma di condor dell'Himalaya e una bella bottiglia di acqua per il ferro da stiro al profumo di notti tropicali (che poi, una volta a casa ti accorgi che non e' adatta per la caldaia... e il ferro a caldaia e' proprio lo strumento che utilizzi per stirare!).
Ok, ok, adesso concentriamoci sulla lista... Pero' prima vediamo se ci sono offerte in giro. Abbiamo la dispensa talmente vuota che se ci respiriamo dentro l'eco ci rimanda il suono di un sinistro lamento, e allora... perche' no? Quei bei tre per due di conserva di pomodoro potrebbero fare al caso nostro. Ma tre lattine di pomodoro pelato, per quel prezzo li', sono poche, 6 sono meglio. E adesso, ma giuisto per quando siamo veramente strettissime coi tempi, un po' di carne e tonno in scatola, ma da tenere davvero solo per le emergenze... e poi i legumi, il mais, la soia, i sottaceti... Sistemiamo con ordine tutti i barattoli e le lattine in due strati nel carrello, per lasciare spazio per il resto, e ci avviamo al reparto frutta e verdura. Scelti accuratamente i frutti e i vegetali di nostro gusto, ci avviamo alla bilancia a pesare. Nonostante siano le 20.30 del lunedi' sera, tutte le bilance sono prese d'assalto, e ci tocca metterci in fila.
Al reparto vini facciamo un giro perche'... dovesse capitare una cena improvvisa, dobbiamo essere in grado di prelevare dalla nostra cantina il vino adatto all'occasione e al cibo proposto. Ma non piu' di un paio di bottiglie (la cantina, al contrario della dispensa, ha un aspetto florido e variegato), e alla fine nel carrello ce ne sono 7.
L'ultima tappa e' al reparto acque minerali. Con sconforto ci rendiamo conto che il carrello e' gia' superpieno, e, rincantucciate in un angolino, cerchiamo di trovare lo spazio indispensabile per impilare almeno due cassette d'acqua (ed evitare cosi' di chiedere a parenti, vicini di casa, amici con i quali siamo piu' o meno in confidenza se per caso, andando a fare la spesa, hanno la possibilita' di prenderci una mezza dozzina di bottiglie), e gia' sfinite per la fatica del trasporto di un carrello che avra' dentro almeno 12 tonnellate di roba, ci avviamo all'ultimo ostacolo del nostro percorso.
Da lontano adocchiamo la cassa che in quel momento ha meno fila, ma quelle 12 tonnellate ci regalano l'abilita' di un pachiderma con un arto ingessato, e quando finalmente riusciamo ad avvicinarci alla cassa prescelta, troviamo gia' in coda altre due persone che non fanno la spesa, anche loro, da almeno 96 giorni.
Nell'attesa inizia il logorio psicologico derivante dal pensiero di dover togliere tutta la spesa dal carrello, posizionarla sulla cassa con un minimo di criterio che ci aiuti poi: a) nella sistemazione all'interno delle buste; b) nella suddivisione logica degli articoli, in modo da facilitare la sistemazione negli scaffali, una volta a casa.
E cosi', quando finalmente il divisorio in legno indica che il cliente successivo siamo noi, iniziamo la meticolosa cernita con relativo appoggio sul nastro della cassa. Finalmente e' il nostro turno, e la cassiera, con velocita' supersonica, inizia a scannerizzare i codici a barre e a lanciare tutti i nostri articoli, alla rinfusa, dal lato della cassa nel quale noi dovremmo riempire le buste. Esasperate dalla solerzia della cassiera, abbandoniamo il proposito della suddivisione merceologica e infiliamo tutto come capita nelle 24 buste di plastica di cui ci siamo fatte approvvigionare. Una volta sistemato tutto in equilibrio precario dentro al carrello, che ci accompagnera' fino al baule dell'auto, vediamo le due confezioni da 24 litri di acqua che ci guardano con aria interrogativa.... e ci tocca ritirare giu' tutto per poter almeno evitare che le bottiglie ruzzolino giu' nell'ultimo tratto del percorso.
La sistemazione nel bagagliaio avviene sempre in maniera piu' o meno spasmodica perche', anche se sono gia' quasi le 21.30, e si presuppone che fra mezzora il supermercato chiuda, dietro alla nostra macchina, con le quattro frecce, c'e' gia' un'altra lavoratrice compulsiva che aspetta (la sua riunione deve essersi protratta piu' del previsto), e, prese da un attacco di compassione, ci auguriamo che riesca almeno a fare in tempo a vedere l'inizio del programma in seconda serata, su Canale 5, quello che noi guardiamo sempre perche' ci accompagna dolcemente fra le braccia di Morfeo.
Fra 96 giorni ci tocchera' ripetere l'esperienza.
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